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DANTEDì - Museo Archeologico nazionale di Altamura
Le affinità immaginifiche tra l’Inferno di Dante Alighieri e il Pulo di Altamura (BA), la più grande dolina carsica dell’Alta Murgia, riguardano principalmente la rispettiva morfologia:

La dolina carsica del Pulo di Altamura dialoga con Dante dal profondo del suo inferno
 
Le affinità immaginifiche tra l’Inferno di Dante Alighieri e il Pulo di Altamura (BA), la più grande dolina carsica dell’Alta Murgia,  riguardano principalmente la rispettiva morfologia:

-        una profonda depressione originata dall’azione erosiva dell’acqua piovana esercitata sulle rocce calcaree nel caso del Pulo, una voragine infernale formatasi per l’orrore provato dalle terre emerse a contatto con la caduta di Lucifero, respinto dal Paradiso.

-        il Lucifero dantesco giace conficcato nel centro della Terra, nel punto più lontano da Dio, immerso fino al busto nel lago sotterraneo di Cocito, il quale è perennemente congelato a causa del vento gelido prodotto dal continuo movimento delle sue sei ali. Dal suo canto, il Pulo, è il punto più basso di una vasta area di scolo delle acque piovane, la quale sopraggiunge attraverso le due lame, una a nord-est ed una a nord-ovest. Tale bacino idrografico costituisce, secondo il noto studioso Colamonico, "una delle più ampie zone d'assorbimento che si trovino in tutta la Puglia".

-        L'Inferno descritto da Dante Alighieri è una profonda cavità a forma di imbuto“un'immensa voragine a forma di cono rovesciato, che si spalanca nelle viscere della terra sotto la città di Gerusalemme, nell'emisfero settentrionale della Terra” ; similmente  il solco erosivo del Pulo, situato a nord-est, più di due milioni di anni fa si ritiene fosse  sotterraneo e che avesse il suo recapito finale in un inghiottitoio allargatosi via via in tal misura fino a collassare.

Il paesaggio  naturale della dolina situata a nord di Altamura, profonda m 100 e larga fino a m 700, con le sue pareti ripide nelle quali si aprono numerose grotte e con i due canali immissari laterali, ricchissimi di vegetazione rigogliosa, è reso particolarmente interessante dalla presenza dell’uomo. Le grotte presenti sulla parete nord del Pulo furono, infatti, frequentate durante il Paleolitico superiore (13.000 a.C.), abitate in epoca neolitica (6.000 anni a.C.), nell’età del Bronzo (1500-1000 a.C.), in epoca preclassica e classica e infine in epoca cristiana con presenze eremitiche. Tra tutte le grotte la più importante è la Grotta I che si trova nella fascia più antica e più alta della parete della dolina.

Nel 1960 al Pulo, durante le prime ricerche condotte all’interno delle grotte della parete settentrionale, era stato recuperato un ciottolo inciso del tipo diffuso nelle fasi finali del Paleolitico in Puglia, ma sembrava si trattasse di un oggetto isolato, senza altri agganci con la strumentazione diffusa nel periodo. Gli scavi archeologici, ripresi nel 1991, all’interno della Grotta Prima, hanno permesso il recupero di abbondantissimi strumenti litici del Paleolitico superiore con punte e raschiatoi e il ritrovamento di un altro ciottolo, molto simile al precedente, ma di dimensioni maggiori che presenta la stessa decorazione, incisa sottilmente su entrambe le facce, con un intento che potrebbe essere sia puramente decorativo che descrittivo.

Entrambi i ciottoli incisi rinvenuti nelle Grotte I e II del Pulo sono riferibili all’Epigravettiano finale;  in ambedue gli esemplari si osserva un’accurata preparazione delle superfici, campite da serie di tacche parallele o fasce di linee a fitto tratteggio trasversale.Delle frequentazioni successive rimangono alcuni frammenti di ceramica protogeometrica e geometrica iapigia, oltre a qualche oggetto particolare come la conchiglia di Cypraea con scena di ambiente marino incisa sul dorso, di difficile collocazione cronologica.

Recenti ricerche condotte nel territorio hanno portato al ritrovamento nella zona a sud, verso la fascia bradanica, di industria litica, databile al Paleolitico inferiore medio. La scoperta dello scheletro fossile neandertaliano nella Grotta di Lamalunga, a pochi km dal Pulo, avvenuta nel 1993 ha riportato indietro nel tempo, al Paleolitico medio, la frequentazione del territorio a nord della città; la esplorazione parziale del giacimento paleontologico e della vicina Grotta della Capra non ha consentito di verificare la eventuale presenza di strumenti prodotti dall’uomo.

Informazioni Evento:

Data: 25 marzo 2020
Luogo: Altamura, Museo Nazionale Archeologico di Altamura
Indirizzo: via Santeramo, 88 70022 - Altamura (BA)
Orario: -----
Telefono: +39 080 3146409
E-mail: pm-pug.museoaltamura@beniculturali.it

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